• La notte sulle spalle
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“Come rendere visibile la dimensione del tempo?
Il tempo sedimentato nel corpo umano: vent’anni nei copri di uomini e donne che si sono opposti all’onda del tempo.”

Anticorpi


Un lavoro teatrale che pone domande sulla privazione della libertà, sull’esercizio del potere e sulle conseguenze delle proprie scelte.
Un gruppo di attori impegnati nelle registrazioni di un radiodramma dal titolo La notte sulle spalle abita la scena teatrale precipitando insieme al pubblico in un salto temporale che parte dall’immaginario del cinema muto degli anni 20.
I pensieri e i dialoghi del radiodramma si fanno carne nei corpi degli attori in scena che evocano fughe e travestimenti, interrogandosi su come rendere visibile la dimensione del tempo.

Lo spettacolo cambia piani di visione e punti di vista. Gli episodi rimandano a situazioni di fughe, internamento e confino; interrogatori surreali; notti di attesa sulle montagne, sacrifici.

Senza la pretesa di offrire risposte, il lavoro si interroga sul ruolo dell’arte nello svelare l’umano, nel tentare di evocare l’indicibile, nel non avere paura di riportare episodi e scelte dolorosi e disumani per fermarci a guardare le conseguenze delle nostre e altrui scelte. E proprio per questo la voce che apre lo spettacolo è quella di una donna (che all’inizio il pubblico sente in mezzo all’abbaiare dei cani raccontare la terribile immagine del compagno fucilato un attimo prima della Liberazione) ed è attraverso la lente dell’esperienza delle donne che ancora una volta occorre guardare alla Storia per non ripetere gli stessi errori, anche quando si esce vincenti.

La drammaturgia desidera porre domande: come guardare alla Storia e alla Memoria e farne materia viva e presente?

Lo spettacolo è stato commissionato dal Comune di Santarcangelo in omaggio al libro di Gianni Fucci e Serino Baldazzi La notte delle bandierine rosse, che è servito come punto di partenza per costruire un’opera di finzione sulla nera mano della Storia nelle vite individuali e comunitarie dei paesi e delle città europee occupate dai nazifascisti.
il testo è una drammaturgia originale di Isadora Angelini, con testi da Educazione Europea di Romain Gary - da cui è tratto il titolo La notte sulle spalle - I personaggi tratteggiati in scena sono immaginari, ma i fatti che incarnano sono tutti presi da testimonianze reali della Resistenza italiana ed europea, comprese alcune di quelle presenti nel libro di Fucci e Serini.

La prima puntata dello spettacolo è andata in scena il 24 settembre 2024 nell’ambito del progetto con cui Il Comune di Santarcangelo ha vinto il Bando Memoria del Novecento della Regione E-R, mentre il debutto è andato in scena in scena il 25 aprile alle ore 21 nell’ambito delle celebrazioni dell’80° della Liberazione curate dall’amministrazione e da ANPI.

 

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Rassegna Stampa

La drammaturgia originale trae spunto dalle pagine dei due partigiani santarcangiolesi Fucci e Baldazzi. Cosa vi hanno permesso di cogliere?
«Il libro è noto, ha avuto diverse letture pubbliche per cui noi abbiamo cercato di costruire un’opera di finzione sulla nera mano della storia nelle vite individuali e comunitarie dei paesi e delle città europee occupate dai nazifascisti. Abbiamo cercato di costruire uno spazio di fiaba con dentro vicende verosimili tratte da questo e altri testi tra cui “La notte sulle spalle” di Romain Gary, da cui abbiamo mutuato il titolo, e frammenti da pagine di Benedetta Tobagi».
I personaggi tratteggiati sono dunque immaginari? Su cosa avete focalizzato l’attenzione per raccontare persecuzioni, privazioni, lotte?
«I fatti che incarnano i personaggi sono presi da testimonianze reali della Resistenza italiana ed europea, comprese quelle locali. E sono vicende di resistenza quotidiana al regime, di enorme coraggio, quelle che evochiamo, così come le figure che portiamo alla luce, che hanno subito persecuzioni, botte e in alcuni casi internamento in manicomio. Facciamo raccontare la battaglia a chi è morto, a chi ha vissuto la guerra, e questo è per noi punto di partenza per costruire un’opera di finzione che ponga delle domande».
Avete utilizzato lo stratagemma narrativo del teatro nel teatro: voi quattro siete un gruppo di attori impegnati nelle registrazioni di un radiodramma. Perché?

«A Santarcangelo c’era il cinema Eden e abbiamo immaginato un salto temporale immergendoci nell’immaginario del cinema muto degli anni Venti. Così attraverso Chaplin e i gesti muti, goffi, accelerati degli attori sulla pellicola ci siamo chiesti qual è il corpo del tempo. Mettendo in scena dei radiodrammi, che in alcuni casi sono agiti, pensieri e dialoghi si fanno carne e ci permettono di rendere visibile la dimensione del tempo».
Lo spettacolo cambia piani di visione e punti di vista attraverso la suddivisione in episodi, ma questi a cosa rimandano?
«Sono episodi che richiamano situazioni relative a fughe, travestimenti, internamento, confino, interrogatori, notti di attesa sulle montagne, sacrifici ed esperienze di tante donne. Su quattro partigiani una era donna, ma queste poi il più delle volte sono state messe da parte e dimenticate».
Il lavoro pone molteplici domande, innanzitutto come guardare alla storia e alla memoria e come farne materia viva e presente. Tematiche attuali poiché dopo 80 anni quanto accaduto si sta ripetendo.
«Senza la pretesa di offrire risposte, il lavoro si interroga sul ruolo dell’arte nello svelare l’umano, nel tentare di evocare l’indicibile, nel non avere paura di riportare scelte ed episodi dolorosi e disumani, per fermarci a guardare le conseguenze delle nostre e delle scelte altrui. L’opera ha un finale aperto con un’intervista a una donna torturata per chiederci: che corpo ha il coraggio?».
Oggi più che mai c’è bisogno che l’arte affronti questi temi. Come farlo?
«Fare teatro oggi è già una forma di resistenza. Ed è una necessità porre queste domande, ora più che mai, perché il nemico è meno definito, le parole sono svuotate del loro vero significato, è più difficile prendere posizione e prendere parte. Adesso che il linguaggio della politica ha allontanato le persone, invita a delegare, si assiste inermi e silenti alle tragedie che gli schermi trasmettono, mettere in scena azioni vere con corpi veri ha la grande potenza di coinvolgere, commuovere e far sentire l’umano».
[Rita Giannini - Corriere Romagna]

Repliche Lavoro

24 settembre 2024 Teatro Il Lavatoio Santarcangelo di R. (RN) 1° puntata
25 aprile 2025 Teatro Il Lavatoio Santarcangelo di R. (RN) Debutto
13 luglio 2025 Fuor di teatro, La Scuderia, Monte San Vito (AN)
17 luglio 2025 Resistenza Teatro Festival Museo Cervi, Gattatico (RE)

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