“Lo stupore
distrugge i miei confini”
[Emily Dickinson]




Che cosa dobbiamo LASCIARE FUORI dai teatri affinché si possano creare le condizioni essenziali alla loro esistenza?
Percepisco nel nostro lavoro, in modi e forme differenti, l'incredibile, utopica sensazione di COMUNITÀ.
Ma non dimentico che si tratta, sempre e in ogni caso, di una comunità TEMPORANEA.


Temporanea nel suo significato perché raramente gli incontri si ripetono con le stesse persone.
Ci si deve scegliere e tornare a scegliere, in ogni ruolo, altrimenti si corre il rischio dell'indottrinamento, forse del fanatismo, e di altro ancora.
Se si è lì è perché non se ne può fare a meno.
Si sia noi artisti, pubblico, allievi, critici, operatori.
Non si è lì per ISTRUIRE nessuno.
Si è lì perché si AMA qualcosa, qualcuno.

Ma nella parola temporanea c'è anche la parola TEMPO.
Il tempo trascorso insieme è vero, è avvenuto (anche nel suo fallimento) e ha una densità che pesa e appare nei corpi di chi l'ha vissuto.

Quel tempo lascia una traccia silenziosa che non si cancella.
Ed è tempo trascorso con altri esseri umani.

Negli anni abbiamo creato alcuni progetti di incontro con il pubblico in luoghi non convenzionali.
Abbiamo poi allargato la nostra esperienza invitando colleghe e colleghi ad incontrare il pubblico dei luoghi dove abitiamo e lavoriamo: Santarcangelo di Romagna (RN) e Monte San Vito (AN).

Sono nate così, non due rassegne, ma due “opere”: Fuor di Teatro e Fuori Stagione.

Fuori Stagione // Fuor di Teatro

Edizioni Fuori Stagione

"Succedono molte cose fuori
mentre sei dentro che aspetti
cambiano le stagioni
quando infine ti affacci
sei FUORI STAGIONE"


Fuori Stagione - quarta edizione
Fuori Stagione - terza edizione
Fuori Stagione - seconda edizione
Fuori Stagione - prima edizione

Edizioni Fuor di Teatro

Rassegna clandestina per amanti delle arti performative


Fuor di Teatro - Terza edizione
Fuor di Teatro - sesta edizione
Fuor di Teatro - quinta edizione
Fuor di Teatro - quarta edizione
Fuor di Teatro - Terza edizione
Fuor di Teatro - seconda edizione
Fuor di Teatro - prima edizione

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Si incontreranno all’interno di qualcosa che è stato preparato dagli uni per gli altri, gli sconosciuti, e questo giorno santo diventerà possibile, ripeto: non un confronto, ma un giorno santo. Là si annullerà il teatro, si annullerà la vergogna e la paura, il bisogno di nascondersi e anche di interpretare costantemente un ruolo che non siamo noi.

Queste parole di Jerzy Grotowski del 1972, che troviamo sul retro del volantino di Fuor di Teatro, non sono solamente una dichiarazione d’intenti ma vengono a costituire piuttosto una eco che risuona tra gli alberi e le lucciole di Monte San Vito, Marche, una ventina di chilometri da Ancona.

A dare luogo, a farsi luogo, sono Isadora Angelini e Luca Serrani, in arte Patalò, che senza alcuna esuberanza riottosa, anzi, con tatto e discrezione, mese dopo mese, pervicacemente, hanno dato vita a una «rassegna clandestina per amanti delle arti performative». Un’azione piccola, sí, piccolissima, di cui i grandi numeri neanche sentiranno un lontano riverbero, ma proprio per questo ancora più preziosa, ancora più necessaria. Perché non si tratta di risollevare le sorti di un sistema teatrale mercificato e mercenario, si tratta di ritrovarsi, spontaneamente, senza clamori, senza straordinarietà, a condividere un rito, che sia di tutti—che è per tutti.
[Giulio Sonno]

Fuor di Teatro
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