Alla luce dell’aurora, fredda luce planetaria, luce di corridoio o di
sala d’aspetto, sala operatoria, macello. Luce che tenta di ricacciare
indietro le tenebre.
Una donna torna al momento della cicatrice. Quelle stratificazioni
che vogliono ostinatamente essere cancellate e riportano
all’attimo presente.
Quattro ombre la rievocano, la muovono, la giocano e giocano
tutte le parti, si fanno microcosmo dei viventi, dove i corpi
cambiano, dialogano, si contengono ed entrano in relazione.
Piume, squame, rami, mani, vasi sanguigni, rocce, che il corpo
materno esperisce umanamente nella sua carne. Corpo - cosmo
ad accogliere molteplici voci, sussurri di corridoio, canti alla
soglia, versi, richiami e risa ad aprire la necessità dura che copre
l’orizzonte.
Un lavoro che coinvolge attrici e attori di età diverse e nasce da
alcune potenti suggestioni che pensano “il corpo come materia
vivente” e la “sfera del nascere” come sigillo della complicità delle
donne con la natura. Raccoglie una costellazione di immagini
raccolte negli anni attorno alle esperienze della maternità, della
fragilità, della violenza ostetrica. La scena teatrale accoglierà le
immagini creandole, là dove la lingua del corpo è intensa, dove la
voce cerca la musicalità della lingua materna.
Il lavoro è una scrittura originale ispirata ai lavori di Adriana
Cavarero (Donne che allattano cuccioli di lupo), Maria Zambrano,
Ida Travi
Con frammenti da Sylvia Plath, poeta a cui il lavoro è dedicato.
«Uno spettacolo che trasforma lo spazio in un’esperienza visiva e sonora, ispirata alla poetica di Sylvia Plath. Tra corpi, musica e voce, il pubblico ha vissuto un viaggio emotivo intenso, scandito dall’interpretazione di Isadora Angelini e dall’assolo di Luca Serrani.»
Alessandro Carli
_articolo completo
«Una donna che è tante donne, quelle che accolgono e generano la scintilla della vita, il cui corpo è materia vivente, giardino dell’anima, sfera del nascere.»
Rita Giannini
«In scena dialogano tra loro, come insieme di pensieri e di emozioni, diversi linguaggi tra citazioni di versi e musiche, molto sentita, trasmessa in forme originali, la fisicità dei corpi. (…) Tutto si svolge dietro un ampio telo chiaro che favorisce il senso di smarrimento, di incertezza, belle le musiche, suonate in scena da Ulyana Skoroplias (violoncello) e da Davide Tura, autore dei paesaggi sonori, felici intrecci, avvolgenti le parti cantate.»
Valeria Ottolenghi
DEBUTTO 8 marzo 2024, Cartellone Lotto sempre, Teatro degli Atti, Rimini; 27 luglio 2024. Fuor di Teatro, Monte San Vito (AN), 30 luglio 2024 Festival Ermo Colle, Parma; 8 febbraio 2025, TS25 RESPIRO, Teatro Sociale Novafeltria (RN)